L'Osservatore cattolico

1. Quando a Milano, il 2 gennaio 1864, vede la luce il primo numero del quotidiano “L’Osservatore Cattolico”, la situazione dello Stato italiano, da poco costituito, è a dir poco assai problematica sotto diversi punti di vista: amministrativo, legislativo, politico e linguistico. In un contesto di forti elementi disgregatori, gli unici punti di contatto tra le popolazioni del paese risultavano la lingua (anche se difficilmente un cittadino del nord avrebbe ben capito uno del sud) e la religione cattolica.

La città eterna era governata dal Papa e ciò agli occhi dei sostenitori dell’indipendenza costituiva un ostacolo ai fini di un’autentica unità nazionale. Sin dai primi numeri si prospetta quella che sarà la linea politico-culturale del quotidiano milanese, in totale continuità di pensiero con quella dell’“Osservatore Lombardo” che per tre anni era uscito a Brescia (1861-1863) grazie all’opera di un gruppo di sacerdoti bresciani intransigenti tra i quali Pietro Chiaf (1821-1899), professore del seminario di Brescia, e Demetrio Carminati (1813-1887), segretario del vescovo di Brescia Girolamo Verzeri (1804-1883).

L’ottimo rapporto tra il pastore bresciano e il giornale, che continuerà fino alla morte del presule dopo ben 33 anni di episcopato, ha – tra l’altro –  il momento più significativo nel 1875 con la celebrazione del giubileo di mons. Verzeri. L’avvenimento trova uno spazio eccezionale sul giornale, soprattutto nell’edizione dell’8 novembre, con la prima pagina quasi interamente dedicata al vescovo bresciano, alla sua vita e alla sua opera pastorale. Peraltro lo stesso Verzeri si dimostra sempre accondiscendente con il foglio milanese, proponendone i contenuti e sollecitandone l’acquisto da parte di clero e fedeli come saggia guida e unica lettura consentita per i cattolici, tanto da dichiarare più volte che i principi dell’“Osservatore” sono anche i suoi e che è sua volontà che il suo clero stia a quei principi.

Fedeltà assoluta al Papa e difesa ad oltranza del suo potere temporale, tutela intransigente dei principi e dei diritti dei cattolici, negazione del dialogo con lo stato liberale: queste le caratteristiche della linea editoriale alla quale il foglio milanese sarà sempre fedele, in particolare sotto la direzione di don Davide Albertario (1846-1902) che sarà fautore di una totale chiusura del mondo cattolico nei confronti nello stato sabaudo; una linea editoriale che gli costerà anche il carcere.

Nel 1899, con l’ingresso nella direzione di Filippo Meda (1869-1939), esponente di un intransigentismo più “illuminato”, i toni polemici dell’“Osservatore” si attenuano a favore di una linea editoriale che induca i cattolici ad un maggior coinvolgimento non solo nei temi religiosi, ma anche in quelli sociali, economici e politici (questi ultimi peraltro erano già stati discussi nelle pagine del giornale durante gli ultimi anni del pontificato di Pio IX, morto nel 1878). Tale nuova impostazione incontrerà l’appoggio anche della Santa Sede.

Il quotidiano milanese - che terminerà le sue pubblicazioni nel 1907 - era così strutturato: la prima pagina conteneva gli articoli di fondo, di carattere principalmente religioso (Chiesa e papato); nelle pagine seguenti venivano riportate notizie riguardanti lo stato italiano, gli stati esteri e le cronache dalle province lombarde, inviate queste ultime dai propri corrispondenti.

 

2. Il Ce.Doc., interessato anche a reperire notizie relative a fatti e personaggi bresciani presenti nella stampa lombarda della seconda metà dell’Ottocento, è entrato in possesso dei 73 microfilm (attualmente consultabili presso i propri uffici) riguardanti l’intero arco dell’esistenza dell’“Osservatore Cattolico” (1864-1907). Con il tempo – proseguendo il lavoro di ricerca iniziato dal dott. Piercarlo Morandi – si è proceduto alla schedatura informatica relativa alla presenza nel quotidiano milanese di informazioni riguardanti le vicende bresciane (con particolare attenzione al periodo compreso tra il 1864 e il 1887).

Nelle schede del Ce.Doc. le notizie riguardanti fatti e personaggi bresciani sono riportate in sintesi, commentate e contestualizzate, con a piè pagina note esplicative e rimandi storici. Non mancano citazioni di passi significativi. Tutto ciò consente agli studiosi interessati di effettuare indagini per data e per nome, individuando rapidamente le pagine del quotidiano.

 

3. Tra le notizie che si possono leggere sfogliando il giornale, se ne possono richiamare alcune, anche curiose, ritenute significative per far capire come per l’“Osservatore Cattolico” il Papa e la Chiesa fossero gli unici punti di riferimento cui i cristiani dovevano attingere, in totale contrapposizione alla classe dominante, cioè allo Stato sabaudo con le cui istituzioni era vietata ogni collaborazione e identificazione.

Ma, oltre al carattere prettamente religioso delle notizie riportate, la lettura del giornale aiuta a comprendere la realtà bresciana in molti dei suoi aspetti – da quello politico e sociale, a quello economico e scolastico, offrendo così una grande opportunità per capire e interpretare un momento storico complesso come la seconda metà dell’Ottocento nella periferia di un’Italia alla ricerca della sua identità.

Nel 1864, il 28 gennaio, si legge – ad esempio – che all’inizio di una rappresentazione in un teatrino di Novelle di Sellero in Vallecamonica era crollato il pavimento sotto il peso dei convenuti, peraltro senza gravi conseguenze per gli stessi. Il corrispondente sentenzia che ciò era avvenuto per l’ira di Dio, avendo i partecipanti  non osservato il riposo domenicale.

Non bisogna dimenticare che nel 1860 quella bresciana, dopo pochi mesi dalla seconda Guerra d’indipendenza e dal suo passaggio sotto la corona sabauda, si presenta come una delle province più vaste, popolose e potenzialmente più ricche del Regno.

Tuttavia, le condizioni economiche e sociali del territorio provinciale non sono floride. L’agricoltura é l’attività prevalente, praticata senza particolari innovazioni tecnologiche e colturali (il lino e la canapa), caratterizzata da seminativi e da estese foraggiere. La vite é estesamente presente in ambito collinare, ma la produzione di vino serve prevalentemente al consumo locale. L’allevamento dei bachi e una consistente produzione serica consente ai contadini di integrare lo scarso reddito, ma le malattie del baco da seta minacciano questa importante attività. Già due anni dopo si determina un’inversione di tendenza e le condizioni dell’agricoltura e dell’industria bresciana risultano più floride, cosicché l’Esposizione agraria industriale del 1864, inaugurata in occasione dello svolgimento a Brescia del XV Congresso agrario italiano, il 19 agosto, rappresenta una grande vetrina e opportunità per far conoscere al mondo le produzioni agricole ed industriali del territorio bresciano. Successivamente, in una nota del 18 agosto 1865, nella rubrica di carattere economico, l’“Osservatore” riferisce che in occasione della festività dell’Assunzione di Maria (alla quale è intitolata la cattedrale – e che rappresenta fin dal Medioevo la più importante festa cittadina), si tiene una frequentatissima fiera che vede confluire in città gente da tutte le valli, dai laghi e da altre province; tale manifestazione è caratterizzata da una notevole mole di scambi mercantili, che evidenzia quindi una situazione di ripresa dell’agricoltura e dell’industriabresciane. Per la piena ripresa economica provinciale sarà decisiva l’azione di sensibilizzazione, o meglio di lobby a livello governativo, svolta dalla Deputazione provinciale con l’aiuto dei deputati bresciani, in particolare dell’on. Zanardelli che negli anni Settanta entrerà nella compagine ministeriale.

In Vallecamonica, in seguito alle elezioni politiche dell’ottobre 1865, viene rieletto l’avv. Francesco Cuzzetti, liberale, anticlericale, antitemporalista: un “diavolo” per il corrispondente in valle del giornale, che si rammarica del fatto che l’avv. brenese sia stato eletto solo con 350 voti su 900 aventi diritto e su una popolazione di 50.000 abitanti! Centocinquanta voti sono andati al cav. Porcelli, uomo dotto e profondamente cattolico, e 400 sono stati gli astenuti.

Sabato 14 agosto 1869, all’interno di una corrispondenza ironicamente intitolata “La repubblica anche in Valcamonica”, si riferisce che al termine del mandato di consigliere provinciale dell’avv. Garganico, deputato e sindaco di Breno, anticlericale e repubblicano, il sottoprefetto si sia adoperato con una circolare per far trionfare il dott. Ballardini, “uomo probo e onesto”, invece del Garganico. Questi, venuto a conoscenza dell’intrigo, ha scatenato una vera e propria sollevazione contro il funzionario statale Ballardini. In conclusione, Garganico ha vinto le elezioni provinciali e la sera stessa della proclamazione degli eletti ha festeggiato con la banda davanti al Comune. Il sottoprefetto allora ha fatto sciogliere per ripicca la banda, ma la cattolicissima Valle si é trovata ancor più rappresentata dal “sinistro” avvocato.

Nel 1870, in data 7 ottobre, “un sacerdote di cuor buono, quanto può esser buono un cuore guidato da una testa leggera”, ha confidato che il giorno più bello della sua vita sarebbe stato quando le truppe “sarde” sarebbero entrate in Roma. Il giorno dell’invasione, il sacerdote è morto per un malore. Chiosa finale del giornale: “Che Dio gli abbia usato misericordia!”.

Problematici si rivelano i trasporti su rotaia, così come appare nelle note comparse sull’“Osservatore” nel 1872, nel 1875 e nel 1877,in cui rispettivamente ci si sofferma sull’inattuabilità della linea ferrata Salò-Trento, sulle difficoltà realizzative della ferrovia Treviglio-Coccaglio e sui problemi per la costruzione del nuovo tratto di strada ferrata da Treviglio a Rovato. È opportuno ricordare in proposito che solo sul finire dell’Ottocento sono avviate importanti opere stradali e ferroviarie: la direttissima Milano-Brescia, le linee per Cremona e Parma, le tranvie tra Gardone Valtrompia e Tavernole e quelle a Salò, in Valsabbia, a Idro e tra Montichiari e la Bassa orientale.

In seguito alle elezioni amministrative dell’agosto 1874, il corrispondente dalla Vallecamonica riporta che sono state elette, “mercè il buon senso delle nostre popolazioni”, persone devote all’ordine e alla religione. Solo in alcuni paesi hanno vinto i liberali, come a Edolo, dove è stato eletto il prof. Sandrini, uomo dotto ma simpatizzante per la repubblica.

L’ordinanza Nicotera, che vieta le processioni, costituisce una notevole fonte di informazioni per i corrispondenti del giornale, sia per le multe comminate ai sacerdoti contravvenenti, sia per le denunce dei pretori a carico degli stessi. Tra questo genere di  notizie, in quella datata 24-25 novembre 1876, si legge che al sacerdote don Giovanni Isonni, arciprete di Carpenedolo, sono stati comminati 10 franchi di multa per “mezza processione”, dal momento che “non ritornò processionalmente dal cimitero perché non c’è consuetudine e quindi solo per metà contravvenne alla famosa ordinanza”.

Molto inconsueta la prima pagina dell’“Osservatore” dell’inizio di novembre 1878. Infatti, dopo giorni di dibattito sulla stampa liberale e cattolica circa il progetto del presidente del Consiglio Cairoli sul suffragio universale e le prospettive che si aprirebbero per i cattolici, l’importantissimo discorso del ministro dell’Interno on. Zanardelli – vero uomo forte del gabinetto della Sinistra – tenuto a Iseo, cioè nel suo collegio elettorale, ridimensiona l’ampiezza del progetto di suffragio universale e dà una lettura più moderata e sfumata dei progetti governativi che tanto scalpore avevano suscitato nell’opinione pubblica. Un fine lavoro di cesello e di puntualizzazione che colpisce persino un giornale agli antipodi del pensiero zanardelliano, meritandogli un editoriale di commento scevro da polemiche e ironia e la trascrizione completa del testo così come trasmesso per telegrafo dall’Agenzia Stefani.

Si ricorda che, per consultare i microfilm del giornale e le relative schedature effettuate, gli studiosi interessati possono contattare la segreteria del Ce.Doc.